Dossier - inquinamento elettromagnetico [1]

  Inquinamento elettromagnetico

Termini come inquinamento elettromagnetico o elettrosmog sono all’ordine del giorno tra le notizie dei mezzi di informazione e motivo di forti preoccupazioni nell’opinione pubblica. Tuttavia l’impiego di questi termini è spesso generico e non permette di fare chiarezza sulle differenze tra le varie sorgenti di campi elettromagnetici e i loro possibili effetti.
Il fenomeno dell’esposizione a campi elettromagnetici non è una novità degli ultimi anni, ma il recente sviluppo del settore delle telecomunicazioni ha prodotto un consistente aumento delle fonti di inquinamento elettromagnetico a cui ha fatto seguito una maggiore attenzione al problema da parte dell'opinione pubblica. In particolare la massiccia diffusione di impianti per la telefonia mobile ha focalizzato sul problema l’attenzione del pubblico. 
Il problema dell'inquinamento elettromagnetico è oggi di grande attualità, seppur di non semplice soluzione per le difficoltà di un approccio scientifico corretto, per le incertezze sperimentali sugli effetti biologici e sanitari, per la scarsità e le difficoltà del confronto tra le indagini epidemiologiche esistenti. Vivendo immersi in un invisibile, inodore, intoccabile ambiente elettromagnetico in parte naturale (emissioni del sole, magnetismo terrestre, scariche atmosferiche) ed in parte artificiale, sempre crescente (tralicci, antenne, ripetitori, apparecchi domestici, telefoni cellulari) è necessario intensificare le ricerche sulla tipologia e l'entità dei rischi.
Nonostante la velocità dell’innovazione tecnologica la normativa sta oggi regolamentando la materia in modo sempre più efficace e le Agenzie ambientali esercitano un’attività di controllo sistematica sugli impianti e sui siti coinvolti.Bisogna evitare infatti di cercare rimedi dopo che gli effetti si siano verificati e siano stati documentati in modo incontrovertibile e dunque, si rivela di fondamentale importanza un costante monitoraggio ambientale che consenta la comparazione dei valori misurati con i limiti imposti.


INDICE

 
Inquinamenti elettromagnetico
Campi e onde elettromagnetiche
Le sorgenti di campi elettromagnetici
Elettrodotti e distribuzione dell'energia elettrica
Le sorgenti domestiche dei campi ELF
Impianti fissi per telecomunicazioni
Campi elettromagnetici e salute
Risanamento delle situazioni di inquinamento elettromagnetico
L'attuale normativa nazionale
Conclusioni

APPROFONDIMENTI

DOSSIER - inquinamento elettromagnetico [ 1 ]
DOSSIER - inquinamento elettromagnetico - speciale telefonia [ 2 ]
DOSSIER - Inquinamento elettromagnetico - NORMATIVA [ 3 ]
   

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    Campi e onde elettromagnetiche

L’umanità è da sempre stata immersa in un "fondo" elettromagnetico naturale: producono onde elettromagnetiche il Sole, le stelle, alcuni fenomeni metereologici (scariche elettrostatiche) e la Terra stessa genera un campo magnetico che interagisce con il cielo (ionosfera) pari a 130 V/m costanti da milioni di anni, motore di tutti i processi cellulari e molecolari dell'uomo. A queste fonti si sono aggiunte le sorgenti artificiali, tra cui gli apparecchi televisivi, i forni a microonde, le linee dell’alta tensione, gli impianti delle telecomunicazioni, i radar ed in ogni caso tutto ciò che è sede di movimento di cariche elettriche.

I campi elettromagnetici (CEM) hanno origine dalle cariche elettriche e dal movimento delle cariche stesse (corrente elettrica). 
I campi elettromagnetici sono dei campi di forza che vengono a crearsi durante la produzione, il trasporto e il consumo di elettricità e sono generati, tra le altre cose, da apparecchi elettrici, cavi della corrente e stazioni trasmittenti. 
Questi campi di tensione sono più forti nelle immediate vicinanze della sorgente, ma perdono velocemente di intensità man mano che ci si allontana dalla fonte d'emissione. Un campo elettromagnetico è dato dalla sovrapposizione di un campo elettrico e di un campo magnetico.
Un campo elettrico è una regione di spazio dove si manifestano forze sulle cariche elettriche, dando possibilmente origine, se le cariche sono libere di muoversi, a correnti elettriche.
Un campo magnetico è una regione di spazio dove si manifestano forze sui dipoli magnetici e sulle correnti elettriche; anche il campo magnetico è in grado di generare correnti nei materiali conduttori, poiché determina in essi un campo elettrico indotto.
Le onde elettromagnetiche sono una forma di propagazione dell’energia nello spazio e, a differenza delle onde meccaniche (es. onde sonore) per le quali c’è bisogno di un mezzo, si possono propagare anche nel vuoto. Il campo elettrico (E) e il campo magnetico (H) oscillano perpendicolarmente alla direzione dell’onda e la velocità di propagazione dell'onda elettromagnetica è pari alla velocità della luce e cioè a  300.000 km/s. Ogni onda elettromagnetica è definita dalla sua frequenza che a sua volta rappresenta il numero delle oscillazioni compiute in un secondo dall’onda e si misura in cicli al secondo o Hertz (Hz) e maggiore è la frequenza di un’onda, maggiore è l’energia da essa trasportata.
L’insieme di tutte le possibili onde elettromagnetiche, al variare della frequenza, viene chiamato spettro elettromagnetico e in relazione alle frequenze esso può essere così suddiviso:

 

RADIAZIONE

Frequenze

  luce visibile - infrarossi 10 milioni - 300 GHz
  microonde (cellulari e forni) 300 GHz - 300 MHz
  radio frequenze (televisioni ed emittenti radio) 300 MHz - 300 Hz
  bassissime frequenze (energia elettrica - elettrodomestici) 300 Hz - 0 Hz

Altre unità di misura caratteristiche dell’onda elettromagnetica sono quelle che misurano l’intensità del campo elettrico E , quella del campo magnetico H nonché quella dell’energia trasportata ed in particolare l'intensità del campo elettrico si misura in volt/metro (V/m) e l'intensità del campo magnetico si misura in ampere/metro (A/m). 
Nelle condizioni di Campo Lontano la impedenza caratteristica dell'onda é pari a 377 ed in tal caso i rapporti che legano il campo elettrico E, il campo magnetico H e la densità di potenza S sono i seguenti:

E = 377 x H           H = E / 377          S = E x H

per cui si comprende come basti conoscere uno dei tre valori ( E, H, S ) per risalire agli altri due.
Così, ad esempio, ad un campo elettrico di 6 Volt/metro corrisponde un valore di campo magnetico H = 6/377 = 0.016 Amp/metro e la densità di potenza sarà pari a
S= ExH = 0.1 W/m2
Lo spettro può essere diviso ancora in due regioni a seconda che l’energia trasportata dalle onde elettromagnetiche sia o meno sufficiente a ionizzare gli atomi, cioè a strappar loro gli elettroni e quindi a rompere i legami atomici che tengono unite le molecole nelle cellule:
- radiazioni ionizzanti IR - Le radiazioni ionizzanti possono alterare i legami chimici delle molecole organiche e coprono la parte dello spettro dalla luce ultravioletta ai raggi gamma ed hanno frequenze superiori ai 10 milioni di Hz (10 GHz)
- radiazioni non ionizzanti NIR - Le radiazioni non ionizzanti comprendono le frequenze fino alla luce visibile e non possono alterare i legami chimici delle molecole organiche.
Quando si parla di inquinamento elettromagnetico ci si riferisce alle radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti con frequenza inferiore a quella della luce infrarossa.
In relazione ai possibili effetti delle onde sugli organismi viventi, si possono suddividere le radiazioni non ionizzanti in due gruppi di frequenze:
Frequenze estremamente basse ELF  (Extremely Low Frequencies) 0 Hz– 300 Hz Linee elettriche, elettrodomestici,etc.
Radiofrequenze RF 300 Hz – 300 GHz Cellulari, ripetitori radioTv, forni a microonde,etc


Ai questi due gruppi di frequenze sono associati diversi meccanismi di interazione con la materia vivente e diversi rischi potenziali per la salute umana e in particolare si può affermare che campi ad alta frequenza (RF) cedono energia ai tessuti sotto forma di riscaldamento mentre i campi a bassa frequenza (ELF) inducono invece delle correnti nel corpo umano.

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   Le sorgenti di campi elettromagnetici

 

Le principali sorgenti di campi elettromagnetici che interessano gli ambienti di vita possono essere suddivise in base alle frequenze a cui operano.
Generano campi a bassa frequenza:
- le linee di distribuzione della corrente elettrica ad alta, media e bassa tensione (elettrodotti);
- gli elettrodomestici e i dispositivi elettrici in genere.
Generano campi ad alta frequenza:
- gli impianti di telecomunicazione (impianti radiotelevisivi, stazioni radio-base, telefoni cellulari….);
- forni a microonde, apparati per saldatura e incollaggio a microonde, etc. 
I campi elettromagnetici inoltre vengono inoltre usati sempre più frequentemente in medicina a scopo diagnostico o terapeutico quali ad esempio la risonanza magnetica nucleare, la radarterapia, la  marconiterapia, la magnetoterapia, ecc...

Campo Elettromagnetico ad Alta Frequenza - AF

Campo Elettromagnetico a Bassa Frequenza - BF

Forni a microonde Trazione elettrica Ferroviaria
Impianti di allarme edifici Linee elettriche ad alta tensione
Impianti di allarme aeroporti Trasformatori
Rilevatori di metalli Quadri elettrici domestici
Trasmettitori radio televisivi Scaldabagno elettrico
Onde lunghe e medie Coperte elettriche
Onde corte Elettrodomestici per la cucina
UKW; VHF – TV; UHF – TV Apparecchi per il bricolage
Televisori Televisori
Computer Computer
Macchine industriali per riscaldamento Macchine industriali per riscaldamento
Macchine industriali per saldatura Macchine industriali per saldatura
Macchine industriali per indurimento Macchine industriali per indurimento
Saldatura Saldatura
Vulcanizzazione Vulcanizzazione
Essiccamento dielettrico Essiccamento dielettrico
Trasmettitori per CB Produzione dell'alluminio
Telefoni cellulari (TACS GSM) Elettrolisi del cloro
Radiotelefoni, Telefoni senza fili, Interfoni  
Impianti radar  
Apparecchi per magnetoterapia  
Apparecchi per redioterapia  
Apparecchi per Ipertermia  
Apparecchi per Marconiterapia  

Principali sorgenti di campi elettromagnetici (CEM) e rispettiva frequenza.

Elettrodotti e distribuzione dell'energia elettrica

L’energia elettrica viene portata dai centri di produzione agli utilizzatori (case, industrie…) per mezzo di elettrodotti che lavorano con tensioni di intensità variabile fino a 380.000 volt (380 kV). La rete di distribuzione dell’energia elettrica è formata da una grande maglia di elettrodotti che costituiscono un complesso circuito caratterizzato dalle linee, dalle centrali elettriche e dalle cabine di trasformazione. Queste ultime hanno la funzione di trasformare la corrente ad alta tensione prodotta dalle centrali dapprima in media tensione e poi in tensioni più basse fino ai valori utilizzati nelle applicazioni pratiche. Per tensioni fino a 15000 Volt e per tratte di linee urbane in bassa tensione a volte vengono utilizzate le linee interrate.  Gli elettrodotti, nei quali circola una corrente alternata alla frequenza di 50 Hz, producono campi elettrici e magnetici variabili nel tempo.
Il campo elettrico dipende dalla tensione e ha un’intensità tanto più alta quanto più aumenta la tensione di esercizio della linea (dai 220 Volt dell’uso domestico ai 380.000 volt delle linee di trasmissione più potenti).
Il campo magnetico dipende invece dalla corrente che scorre lungo i fili conduttori delle linee ed aumenta tanto più è alta l’intensità di corrente sulla linea. In prossimità di una linea ad alta tensione, ad una distanza di circa 30 metri, i valori del campo elettrico sono inferiori a 1 kV/m, i valori di campo magnetico sono dell’ordine del µT.
L’intensità del campo elettrico e magnetico diminuisce all’aumentare della distanza dal conduttore, ed in generale, essi dipendono anche dal numero e dalla disposizione geometrica dei conduttori, nonché dalla distribuzione delle fasi della corrente tra i conduttori stessi. In particolare le linee di trasporto possono viaggiare in terna singola (una linea con i tre conduttori per le tre fasi) o in terna doppia (due linee di tre conduttori ciascuna su di un’unica serie di tralicci).
Per quanto concerne le possibili schermature, il campo elettrico è facilmente schermabile da parte di materiali quali legno o metalli, alberi o edifici e tra l’esterno e l’interno degli edifici si ha sempre una riduzione del campo elettrico, mentre, per ciò che concerne il campo magnetico, esso è invece difficilmente schermabile e diminuisce soltanto allontanandosi dalla linea. In genere, l'’interramento delle linee è una misura che permette di diminuire i campi nello spazio circostante, ma una tale soluzione ha costi molto elevati e generalmente l'interramento viene effettuato solo per tratti limitati.

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Le sorgenti domestiche dei campi ELF

 

Negli ambienti di vita e di lavoro, tutti gli apparecchi alimentati con l’energia elettrica sono sorgenti di campi elettrici e magnetici ELF.
Il campo elettrico è sempre presente negli ambienti domestici indipendentemente dal funzionamento degli elettrodomestici. Il campo magnetico invece si produce solamente quando gli apparecchi vengono messi in funzione ed in essi circola corrente.

A. Spina non allacciata; solo campo elettrico generato dalla presa sotto tensione.

B. Spina attaccata, ma interruttore spento; il campo elettrico si estende anche alla lampada.

C. Interruttore acceso; il passaggio di corrente necessaria all'accensione della lampadina genera il campo magnetico.

I campi generati dagli apparecchi domestici sono localizzati in vicinanza della sorgente e quindi interessano solitamente zone parziali del corpo. L’intensità dei campi è molto variabile a seconda del tipo di elettrodomestico, della sua potenza, della condizione di funzionamento.
Nelle due tabelle che seguono sono riportati rispettivamente i valori indicativi dei campi elettrici e magnetici generati da alcuni elettrodomestici ed il valore del campo magnetico generato da alcuni elettrodomestici a diverse distanze dal corpo

Oggetto della misura

Campo elettrico

Campo magnetico

Rasoio elettrico 30 V/m 100 m T
Spazzolino elettrico 50 V/m 90 m T
Frullatore  80 V/m 70 m T
Aspirapolvere (a 10 cm) 50 V/m 60 m T
Asciugacapelli in funzione 20 V/m 20 m T
Asciugacapelli collegato 80 V/m 20 m T
Macchina da scrivere 3 V/m 10 m T
Radio 100 V/m 8 m T
Tubo a fluorescenza - 8 m T
Lavatrice (sui comandi) 100 V/m 5 m T
Ventilatore 1 V/m 1 m T
Ferro da stiro 60 V/m 4 m T
Lampadina (100 w a 10 cm) 60 V/m 3 m T
Fotocopiatrice in funzione 80 V/m 2 m T
Fotocopiatrice accesa 1 V/m 1 m T
Frigorifero (motore) - 2 m T
Registratore (10 cm) 90 V/m 1.5 m T
Televisore (comandi) 120 V/m 1.1 m T
Giradischi 100 V/m 1 m T
Telefono 8 V/m 50 nT
Interruttore (10 cm) 50 V/m 30 nT
Spina (non funzionante) 60 V/m -

Alcuni esempi di intensità di campo.

 

 

A ridosso

10 cm

20cm

30cm

Asciugacapelli 40÷100 40 5 1,5
Aspiratore 2÷235 20 7 3
Frullatore 50÷230 14 3,5 1,5
Ventilatore 30÷50 2,9 0,4 0,15
Lampada ad incandescenza 60 3,8 0,85 0,27
Radio registratore 0,3÷15 2 0,8 0,4
Coperta elettrica 0,4÷2,3 0,25 0,18 0,13
Televisore 14" 2÷7 2,5 1 0,5
Rasoio 50÷1300 20 5 1,7
Lavatrice 0,1÷27,5 12,6 10 7,2
Lavastoviglie 0,3÷3,4 0,2 0,11 0,1
Frigorifero 0,5÷1,7 1,5 1 0,25

Alcuni esempi di intensità di campo al variare della distanza ( valori in microtesla (µT) )

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Impianti fissi per telecomunicazioni

Un impianto di telecomunicazione è un sistema di antenne la cui funzione principale è quella di consentire la trasmissione di un segnale elettrico, contenente un’informazione, nello spazio aperto sotto forma di onda elettromagnetica.
Le antenne possono essere sia trasmittenti, e ciò accade quando convertono un segnale elettrico in un'onda elettromagnetica, sia riceventi, quando operano la trasformazione inversa. Gli impianti di telecomunicazioni trasmettono ad alta frequenza e normalmente le frequenze utilizzate sono comprese tra i 100 kHz e 300 GHz.
Esistono due diverse metodologie di trasmissione:
- di tipo broadcasting: da un punto emittente a molti punti riceventi, come accade per i ripetitori radiotelevisivi e le stazioni radio base della telefonia cellulare;
- direttiva: da punto a punto, quella ad esempio dei ponti radio.

I ripetitori radiotelevisivi sono situati per lo più in punti elevati del territorio come colline o montagne in quanto devono coprire bacini di utenza molto ampi che possono interessare anche diverse province. Per tali impianti la potenza in antenna è generalmente superiore al KW ed a circa dieci metri dai tralicci di sostegno, l’intensità di campo elettrico al suolo può raggiungere valori dell’ordine delle decine di V/m. Tuttavia la localizzazione di queste antenne prevalentemente al di fuori dei centri abitati permette di realizzare installazioni in regola con le norme di sicurezza relative all’esposizione della popolazione.

Stazione radio baseLe stazioni radio base (SRB) per la telefonia cellulare sono gli impianti di telecomunicazione che, per la loro capillare diffusione nei centri abitati, generano maggiore preoccupazione tra i cittadini e per questo motivo sono quelle che ci interessano più da vicino.  Il servizio di telefonia cellulare viene realizzato tramite un sistema complesso che è la rete radiomobile.  Essa è distribuita sul territorio ed è costituita da un insieme di elementi, ognuno dei quali è in grado di dialogare con gli altri: le centrali di calcolo in grado di localizzare l’utente e di gestirne la mobilità, le centrali che fisicamente connettono le linee, le Stazioni Radio Base e i telefoni cellulari.
Ciascuna SRB è costituita da antenne che trasmettono il segnale al telefono cellulare ed antenne che ricevono il segnale trasmesso da quest’ultimo. 
Le antenne possono essere installate su appositi tralicci, oppure su edifici, in modo che il segnale possa essere irradiato senza troppe attenuazioni sul territorio interessato. Le frequenze utilizzate sono comprese tra i 900 MHz e i 1900 MHz e le potenze in antenna possono variare tra i 25 Watt (per sistemi GSM) e circa 70 Watt (per sistemi TACS oramai in fase di eliminazione). 
Ogni SRB interessa una porzione limitata di territorio, detta comunemente cella.
A differenza degli impianti radiotelevisivi sono usati bassi livelli di potenza per evitare che i segnali provenienti da celle attigue interferiscano tra loro ed inoltre, grazie anche alle particolari tipologie di antenne impiegate, i livelli di campo elettromagnetico prodotto rimangono nella maggioranza dei casi molto bassi.
Al suolo, i livelli di campo elettrico che si riscontrano entro un raggio di 100-200 m da una stazione radio base sono generalmente compresi tra 0.1 e 2 V/m, mentre il decreto nazionale fissa a 20 V/m il limite di esposizione e a 6 V/m la misura di cautela (nel caso di edifici adibiti a prolungata permanenza).
All’aumentare dell’altezza da terra, il campo elettrico aumenta in quanto ci si avvicina alla direzione di massimo irraggiamento delle antenne trasmittenti (che di solito sono poste a 25-30 m da terra).

Mappa della distribuzione verticale del campo elettrico generato da una tipica SRB
(distanze orizzontali e verticali in m)

A scopo cautelativo, nella zona circostante l’impianto, è necessario che non siano presenti edifici elevati in un raggio di circa 30-40 metri.
In zone caratterizzate da alta densità di popolazione è necessaria l’installazione di un numero elevato di SRB, tuttavia la vicinanza relativa tra gli impianti stessi impone che le potenze in antenna siano mantenute e, per quanto possibile ridotte, al fine di evitare i problemi dovuti alle interferenze dei segnali.
I ponti radio sono un esempio di sistemi a trasmissione direttiva e sono realizzati con antenne paraboliche che irradiano l’energia elettromagnetica in fasci molto stretti per collegare tra loro due antenne anche molto lontane e tra le quali non devono essere presenti ostacoli.
Solitamente per essi vengono utilizzate potenze molto basse (spesso anche inferiori al Watt) e nonostante l’elevato impatto visivo di questi impianti, l’elevata direttività delle antenne e le basse potenze utilizzate rendono trascurabili gli effetti di questo tipo di trasmissione.
Di recente si sta sempre più diffondendo la videotelefonia e dunque le reti UMTS.
UMTS
è l'acronimo di Universal Mobile Telephone System e sta ad indicare la terza generazione di servizi telefonici mobili. La rete analogica rappresentava la prima generazione di telefonia mobile, la rete GSM, tuttora attiva, rappresenta la seconda.
La nuova tecnologia UMTS cerca di migliorare ed ampliare la capacità attuale delle tecnologie mobili, radio e satellitari, fornendo una capacità maggiore e una gamma di servizi superiori. Attraverso la nuova tecnologia UMTS saranno disponibili una serie di servizi multimediali individuali, ad esempio l'associazione del numero alla persona, e non ad un'utenza o un ufficio.
Questo consente l'introduzione di un numero di prodotti e servizi concepiti espressamente per la comunicazione mobile. Inoltre significa la possibilità di usare telecomunicazioni a voce e non in qualunque luogo, di mandare e ricevere fax ed e-mail in movimento, di accedere ad Internet e di “scaricare” o trasmettere pacchetti di dati senza aver bisogno di cercare un terminale fisso.

Caratteristiche

Accesso Rapido. L’UMTS supera i sistemi di seconda generazione per la sua capacità di supportare una velocità di 2Mbit/s di trattamento dei dati. Questa possibilità, insieme all’utilizzo dell’Internet Protocol, permetteranno di ricevere servizi multimediali interattivi e nuove applicazioni di banda larga (videotelefono e videoconferenze).
Trasmissione di pacchetti e velocità dei dati on demand. L’UMTS utilizza un tipo di trasmissione basata sulla trasmissione di pacchetti con benefici come: connessione virtuale alla rete 24 ore su 24, modalità alternative di pagamento (pay-per-bit, per sessione ecc.).
Ambiente di servizio “user friendly”. I servizi UMTS sono basati su possibilità comuni a tutti gli utenti UMTS e agli ambienti radio. In una operazione di roaming dal proprio network ad altri operatori UMTS, un utente sperimenterà una consistente quantità di servizi, pur tuttavia “sentendosi a casa” (fenomeno ribattezzato VHE, Virtual Home Environment). VHE assicurerà la consegna dell’intero set di servizi del provider.
Mobilità e copertura. L’UMTS è concepito come un sistema globale, comprendente componenti terrestri e satellitari. Terminali operanti secondo modalità multiple (anche tramite sistemi 2G, cioè GSM 900 e 1800) estenderanno ulteriormente la portata dei servizi UMTS. Attraverso questi terminali un abbonato potrà effettuare operazioni di roaming da un network privato a uno pubblico di tipo pico/micro-cellulare, quindi a un network di tipo macrocellulare (cioè uno di terza generazione) e infine a un network satellitare mobile, il tutto con minime ricadute sulla comunicazione.
Tecnologia radio per tutti gli ambienti. L’interfaccia radio UTRA sosterrà le operazioni con alta efficienza di spettro e qualità di servizio. Nelle applicazioni pratiche, i terminali UMTS potrebbero essere incapaci di operare costantemente alle velocità più alte, ed in zone remote o congestionate i sistemi di servizio potrebbero garantire velocità basse per problemi economici. Allo scopo di impedire che gli utenti utilizzino in continuo i loro terminali, i servizi saranno adattati alla velocità di trasmissione disponibile e ad altri parametri QoS (Quality of Service).
Servizi UMTS disponibili via satellite. L’UMTS sarà in grado attraverso il satellite di offrire una copertura mondiale, è in via di standardizzazione proprio per offrire efficienza per quanto riguarda le operazioni di roaming e di hand-over tra il satellite e i network terrestri.

Telefoni cellulari

Il telefono cellulare è una parte del sistema che costituisce le rete radiomobile. Esso è dunque un dispositivo a bassa potenza che riceve e trasmette radiazione elettromagnetica nella banda delle cosiddette microonde.
I tipi di sistema radiomobile usati in Italia, con le relative frequenze e le potenze impiegate sono riassunti in tabella.

Sistema mobile

Frequenza (MHZ)

Potenza massima (W)

Potenza media (W)

E-TACS 9000 0,6 -
GSM 900 880-915 2 0,25
DCS 1800 1710-1780 1 0,125
DECT 1880-1900 0,25 0,01


Anche se i telefoni cellulari trasmettono molta meno potenza rispetto alle stazioni radio base, la testa dell’utente, che si trova quasi a contatto con l’antenna, è sottoposta ad un assorbimento di potenza elevato. Tuttavia, le linee guida nazionali ed internazionali fissano standard operativi per evitare che questa esposizione causi significativi aumenti locali della temperatura.
Le intensità di campo elettrico a 5 cm dall’antenna di un telefono cellulare sono comprese tra circa 10 e 100 V/m, mentre la quantità di potenza assorbita diminuisce con la distanza ed in particolare a circa 30 cm dal telefono mobile essa è ridotta di circa 100 volte.
Negli ultimi anni sono stati condotti vari studi sull’esposizione della testa ai campi RF prodotti dai telefoni cellulari, e alcuni studi sono tuttora in corso. Fino ad ora i risultati indicano che tale esposizione non produce aumenti significativi di temperatura ma in ogni caso è opportuno ricordare alcune semplici misure cautelative:

- estrarre l’antenna del telefono durante le chiamate
- usare l’auricolare
- evitare le conversazioni prolungate e alternare l’orecchio

Un aspetto da ricordare è la possibile interferenza dei campi elettromagnetici prodotti dall’uso del telefono cellulare con altre apparecchiature elettroniche.
Questo risulta particolarmente pericoloso in alcune situazioni, per cui è bene che:
- le persone portatrici di pacemaker portino il loro cellulare alla cintura e non, ad esempio, nel taschino della camicia o comunque lo tengano ad almeno 15 cm di distanza dal pacemaker;
- in ambienti quali ospedali oppure a bordo di aeromobili, si tenga il telefono spento onde evitare possibili malfunzionamenti di apparecchiature ospedaliere o della strumentazione di bordo.

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Campi elettromagnetici e salute

 

I possibili effetti sulla salute dei campi elettromagnetici (CEM) sono stati studiati negli ultimi.
Gli effetti cronici sono stati studiati attraverso numerose indagini epidemiologiche e studi su animali, che hanno dato fino ad oggi riscontri controversi.
Per quanto riguarda le alte frequenze, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sulla base dei dati scientifici disponibili, sostiene che non c’è nessuna evidenza convincente che l’esposizione a RF abbrevi la durata della vita umana, né che induca o favorisca il cancro.
Per l’esposizione alle basse frequenze, alcuni studi hanno ipotizzato un aumento del rischio per la leucemia infantile; in molti di questi studi è stato scelto il valore di 0.2 µT come linea di demarcazione tra individui esposti e non esposti. Secondo stime effettuate dall’Istituto Superiore di Sanità, l’esposizione ai campi ELF prodotti dalle linee elettriche potrebbe causare in Italia indicativamente l’1% dei circa 400 casi di leucemia infantile che si registrano ogni anno.
Altre ricerche scientifiche invece, compresi molti studi su animali, non hanno riscontrato effetti di lungo periodo delle radiazioni ELF.
I maggiori organismi scientifici nazionali ed internazionali concordano nel ritenere che, allo stato attuale delle conoscenze, la correlazione tra l’esposizione ai campi elettromagnetici ELF e il cancro sia debole, e non sia dimostrato il relativo nesso di causalità, ma vediamo nel dettaglio quali siano le risultanze delle ricerche.

Interazione dei campi elettromagnetici con i viventi

Quando un organismo biologico si trova in un campo elettrico o in un campo magnetico, ha inevitabilmente luogo una interazione tra le forze dei campi e le cariche e le correnti elettriche presenti nei tessuti dell'organismo che, in particolare alle basse frequenze, sono in linea di massima dei buoni conduttori.
Come conseguenza all'interno dell'organismo vengono indotte grandezze fisiche (campo elettrico, campo magnetico, densità di corrente) legate all'intensità ed alla frequenza dei campi, alle caratteristiche dell'organismo ed alle modalità di esposizione. Il risultato della interazione è sempre un effetto, inteso come "deviazione delle condizioni dei tessuti dalla precedente condizione di equilibrio".
Quando i normali meccanismi di compensazione di cui ogni organismo dispone sono in grado di annullare la perturbazione, ripristinando la condizione di equilibrio, si parla di "effetto indifferente"; se questo non avviene, l'effetto diviene "manifesto" e può in linea di massima essere benefico se (almeno in qualche particolare condizione) procura un vantaggio all'organismo, oppure avverso se gli procura un danno; se questo permane anche dopo aver interrotto l'esposizione, si parla di "danno permanente".

Effetti della radiazione e.m.

I timori associati all'impiego diffusissimo dei campi elettromagnetici, dapprima circoscritti agli elettrodotti e ai sistemi di distribuzione dell'energia elettrica, poi estesi ai dispositivi e alle tecnologie elettroniche e ai sistemi radiotelevisivi e delle telecomunicazioni, hanno determinato un'attenzione enorme del pubblico verso tutte le sorgenti artificiali di campi elettromagnetici: dai campi elettrici e magnetici statici, alle frequenze industriali, alle radiofrequenze e microonde.
Intorno agli anni '90 sono state pubblicate norme tecniche e linee guida internazionali per la prevenzione di possibili, anche se non dimostrati, rischi da radiazioni e.m.
Il Parlamento europeo, nella seduta del 10 marzo 1999, ha evidenziato come i disturbi che diversi studi hanno attribuito all'esposizione della popolazione all'elettrosmog non possano essere ignorati sottolineando la necessità che le regolamentazioni rispettino due principi guida:
1) il principio di precauzione: minimizzazione del rischio;
2) il principio ALARA (As Low As Reasonably Achievable).
Esistono numerose controversie in materia di inquinamento e.m.. Il rischio va sempre valutato in funzione della frequenza, dell'intensità e della durata dell'esposizione. In un approccio a tale argomento vanno seguiti protocolli specifici e criteri statistici adeguati. L'aspetto peculiare di tale argomento è sicuramente quello dell'incertezza in quanto la mancanza di un nesso causale certo per eventuali effetti sulla salute contribuisce ad avvolgere tutta la materia in una sorta di alone di mistero.

Effetti sulla salute umana dei campi elettromagnetici 

Da almeno una decina di anni ci si è resi conto con chiarezza che la totalità degli effetti acuti dei campi elettrici e magnetici ELF è attribuibile alla "densità di corrente" (misurata in A/m2) indotta dal campo elettrico e dal campo magnetico esterno, nei tessuti degli organismi esposti, che, ad elevate intensità, produce una stimolazione delle cellule nervose e muscolari.
Gli effetti che si verificano a livelli più bassi consistono in interferenze nella percezione sensoriale a livello oculare (percezione di lampi luminosi e colorati, detti "fosfeni") o tattile (sensazione di pizzicore); a livelli via via più elevati le correnti indotte possono causare contrazioni muscolari, extrasistole cardiache, fibrillazione ventricolare, sensazione di calore.
I primi studi in materia risalgono agli anni'50 in URSS, a causa della celeberrima malattia da radioonde, manifestata dagli operatori radar sotto forma di astenia, sonnolenza, mancanza di concentrazione, inappetenza, ecc. Nel 1979 sulla accreditata rivista americana American Journal of Epidemiology è stata pubblicata una ricerca relativa alla morte di 344 bambini tra il 1950 e il 1973 per leucemia e tumori al cervello a Denver, in Colorado : si ipotizzava un collegamento dell'insorgenza di tali neoplasie con la vicinanza dei campi e.m. a 60 Hz dovuti ai tralicci dell'alta tensione.
L'Istituto Superiore della Sanità (ISS) nel 1989 ha prodotto un rapporto, intitolato "Linee ad alta tensione: modalità di esposizione e valutazione del rischio sanitario", nel quale veniva presentata una sintesi della letteratura scientifica disponibile e venivano formulate tre conclusioni:
 1) esistono elementi per ritenere che l'esposizione ai campi ELF accresca i rischi di neoplasie, anche se ciò non è ancora scientificamente provato (non c'è infatti omogeneità di pareri, specie in campo medico);
 2) qualora si stabilisca un nesso di causalità tra l'esposizione ai campi ELF e l'insorgere di patologie tumorali, risulterà esposto a rischio non solo chi abita in prossimità delle linee elettriche ad Alta Tensione, ma anche l'utente di energia elettrica a livello domestico.
 3)  tenuto conto delle attuali incertezze e del fatto che gli studi di laboratorio hanno finora fornito scarsi elementi a sostegno dell'ipotesi che i campi ELF possono essere associati ad un aumento di incidenza dei tumori, si ritiene che i dati epidemiologici oggi (1989) disponibili non possano essere assunti a base di processi decisionali e di misure di sanità pubblica. In un secondo rapporto, sempre prodotto dall'Istituto Superiore della Sanità nel 1995, ed intitolato "Rischio cancerogeno associato ai campi elettromagnetici a 50/60 Hz", la posizione viene palesemente modificata, sulla base di risultati di ricerche epidemiologiche e sperimentali, condotte da prestigiosi Istituti di ricerca internazionali.  
Le considerazioni finali di tale lavoro sono abbastanza ambigue ed esprimono, probabilmente, la necessità di conciliare una situazione di emergenza sanitaria, con le presunte incertezze dei dati scientifici disponibili e con gli enormi investimenti finanziari a cui si dovrebbe far fronte alla luce di una presa di coscienza circa la pericolosità, per la popolazione, di tale forma di inquinamento.
Un passo del rapporto è costituito dalla seguente affermazione: "Le azioni preventive debbono essere commisurate alle certezze disponibili sul piano scientifico ...tenendo conto del fatto che l'esistenza di margini di incertezza impone di trovare un equilibrio fra il criterio dell'efficacia dell'intervento ed il principio cautelativo..."
Alla luce di quanto in precedenza esposto, molto interessanti appaiono le seguenti considerazioni consistenti nell'intervento del dott. Pietro Comba, Direttore del Laboratorio di Igiene Ambientale dell'Istituto Superiore della Sanità (nonché coautore del rapporto ISTISAN), al Convegno organizzato dalla Regione Veneto nel dicembre ‘96, nel contesto dell'approvazione della Legge Regionale che regolamenta i nuovi impianti, i limiti espositivi e le priorità di risanamento.
Questo documento, in pratica, viene a costituire un compendio al Rapporto ISTISAN 95/29; tale aggiornamento viene stilato alla luce dei nuovi documenti scientifici pubblicati nel 1996, dai quali viene confermato il fatto che: 
"il quadro che emerge dalla letteratura scientifica esaminata depone nel complesso a favore di una associazione positiva fra esposizione a campi a 50/60 Hz e leucemia infantile, in corrispondenza di esposizioni superiori a 0.2-0.3m T."
E' importante notare come, per le basse frequenze, i limiti evidenziati tengano esclusivamente conto degli effetti termici indotti dalle onde elettromagnetiche, cioè del riscaldamento dei tessuti ad opera dell'energia in esse contenuta. Sono invece del tutto tralasciati, gli effetti cronici che sopraggiungono anche e soprattutto per intensità dei campi elettromagnetici notevolmente inferiori di quelle riportate.
Nel 1992 ricercatori svedesi hanno presentato un lavoro sui casi di morte tra il 1960 e il 1985 per leucemia infantile e tumori al cervello in persone su un campione di mezzo milione di svedesi che vivevano a meno di 300 m dalle linee dell'alta tensione.
Uno studio del 1993 in Svezia ha permesso di stabilire che quanto più ci si trova vicini ad una linea elettrica tanto superiore è il pericolo di insorgenza di neoplasie.
Nel 1995 l'Istituto Superiore di Sanità italiano ha pubblicato un rapporto in cui si affermava come fosse altamente probabile che i campi e.m. potessero indurre un rischio cancerogeno. Nel 1996 su quattro studi internazionali, tre documentavano un significativo aumento del rischio di cancro, uno non evidenziava correlazioni. Alla fine del 1996 il Consiglio Nazionale delle Ricerche degli USA ha pubblicato un decreto in cui si sostiene l'evidenza tra l'insorgenza di leucemia infantile e la presenza di campi e.m. Uno studio del 1996 condotto dai ricercatori della Columbia University ha dimostrato che, qualora cellule o tessuti umani siano esposti a campi e.m., vengono prodotte alcune particolari proteine dette dello "shock termico", preposte alla difesa dell'organismo a seguito degli aumenti di temperatura. Ebbene, la continua produzione di tali proteine, sollecitata dal calore prodotto a seguito dell'interazione con i campi e.m., perturberebbe il complesso e delicato equilibrio cellulare inducendo alcuni tipi di cancro, tra cui le leucemie.
Nel settore della protezione dai campi e.m. non ionizzanti si riscontra, talvolta, un uso improprio dei termini interazione, effetto biologico ed effetto sanitario (danno).
Quando un organismo interagisce con un campo e.m. il suo equilibrio viene perturbato, ma ciò non si traduce automaticamente in un effetto biologico apprezzabile e ancor meno in un effetto sanitario. Si può parlare di effetto biologico solo in presenza di variazioni morfologiche o funzionali a carico di strutture a livello superiore, dal punto di vista organizzativo, a quello molecolare. L'induzione di un effetto biologico non comporta necessariamente un danno alla salute.

Per poter parlare di effetto sanitario occorre che l'effetto biologico superi i limiti di efficacia dei meccanismi di adattamento dell'organismo, meccanismi le cui caratteristiche variano con l'età, il sesso, lo stato di salute, il tipo e grado di attività del soggetto, nonché le condizioni ambientali esterne, quali temperatura e umidità o la contemporanea presenza di altri agenti nocivi.

Gli effetti biologici provocati da radiofrequenze e microonde vengono comunemente suddivisi in:

- effetti   termici : imputabili alla trasformazione di energia e.m. in calore.

- effetti non termici :  costituiti da alterazioni biologiche in assenza di effetti termici apprezzabili.

A fronte di una ricchissima bibliografia di dati sugli effetti delle radiazioni e.m. non ionizzanti bisogna tuttavia riconoscere che la valutazione di essi risulta spesso difficile.

La quantificazione degli effetti biologici è ostacolata da dosimetrie imprecise e dalle differenze di valutazione che derivano dai rilievi eseguiti su animali di diversa taglia e dalla difficile estrapolazione all'uomo dei risultati ottenuti in condizioni sperimentali eterogenee. Numerosi sono i fattori che condizionano gli effetti biologici delle radiazioni in gioco : frequenza, durata, intensità, contenuto d'acqua dei tessuti, meccanismi di termoregolazione, grado di vascolarizzazione, sensibilità particolare dei tessuti, hot spot (equivalenti a punti di alta densità di potenza da riflessioni dell'onda nell'interfaccia tra tessuti).

In generale le ricerche succedutosi hanno portato a sostenere che vi sono ancora pochi dati che forniscano un supporto sperimentale che descriva la dinamica eziologica dei campi magnetici, nei confronti della promozione delle patologie tumorali, ma pur tuttavia cresce il riconoscimento che questi campi hanno effetti biologici a particolari intensità e, parimenti, stanno evolvendo delle teorie sulla possibilità di un effetto di promozione del cancro.

Quest'ultimo punto è molto importante, perché molte delle perplessità iniziali sulla possibilità che i campi elettromagnetici ELF causino lo sviluppo del cancro, derivano dal fatto che queste tipologie di onde elettromagnetiche non hanno capacità ionizzante e quindi non possono spezzare direttamente i legami chimici del DNA di una cellula sana per renderla, eventualmente, di tipo neoplastico.

In realtà la possibilità di influenzare il processo di duplicazione a catena delle cellule tumorali, originato da una prima cellula resa maligna per un'altra causa, rende il campo elettromagnetico "non ionizzante" plausibile come agente promozionale nel processo di sviluppo di un tumore.

  Gli effetti dei campi e.m. a diverse frequenze  

 Campi RF a frequenza superiore ad 1 MHz: sono facilmente assorbiti e l'assorbimento diminuisce all'aumentare della frequenza. Esposizioni intense e prolungate nel tempo possono essere molto gravi, soprattutto per organi poco vascolarizzati. Alcuni studi indicherebbero, per campi troppo bassi per causare riscaldamento, danni quali cancro e perdita di memoria. La profondità di penetrazione dei campi RF nei tessuti dipende dalla frequenza e diminuisce a quelle più alte.

Campi RF a frequenza inferiore ad 1 MHz: inducono più che altro cariche e correnti elettriche che possono creare stimoli nei nervi e nei muscoli.

Campi elettrici e magnetici ad ELF: agiscono sui sistemi biologici producendo l'induzione di cariche e correnti.

Campi elettrici: in genere il corpo umano presenta una buona schermatura rispetto ad un campo elettrico esterno, intensità molto elevate possono determinare vibrazioni di peli cutanei.

Campi magnetici: penetrano facilmente nel corpo umano senza attenuarsi dando luogo alla circolazione di correnti elettriche molto intense.

Campi elettrici e magnetici quasi statici: alle basse frequenze le dimensioni degli oggetti coinvolti e le reciproche distanze sono molto piccole rispetto alle lunghezze d'onda, per cui campo elettrico e campo magnetico si comportano come grandezze indipendenti tra loro, quindi la trattazione è equivalente a quella dei campi statici.

Campi elettrici e magnetici statici: non penetrano nel corpo, sono facilmente schermabili, possono determinare vibrazione dei peli cutanei. Non sembrano essere nocivi per la salute se non per le scariche elettriche in presenza di forti campi. Ad alte intensità si manifestano alterazioni del flusso del sangue e modificazioni dei normali impulsi nervosi.

Bisogna, comunque, sempre tener presente un concetto molto importante, ossia che l'insorgenza di un effetto biologico non necessariamente implica la comparsa di un quadro patologico. I probabili effetti sanitari sono generalmente costituiti da cataratte oculari ed ustioni della pelle.

Ancora oggi, buona parte delle attuali conoscenze fisiologiche e patologiche sono il frutto della sperimentazione animale ed in vitro e ci si deve chiedere in quali casi e condizioni sia scientificamente  corretta l’estrapolazione all'uomo (cosiddetto Scaling) di tali risultati.

Per quanto riguarda l'azione dei CEM a frequenza elevata (radiofrequenze e microonde) sono ben conosciuti gli effetti termici, dovuti alla dissipazione in forma di calore dell'energia assorbita dai tessuti, cui si dimostrano particolarmente sensibili le gonadi maschili (con riduzione della fertilità) e il cristallino, che può opacizzarsi (Leitgeb 1991; NRPB 1992; WHO 1993; Garn 1996). L'esposizione a radiazioni con densità di potenza superiore a 10 mW/cm2 può provocare inoltre alterazioni della permeabilità della membrana, delle funzioni ghiandolari, dei sistemi emopoietico, immunitatio, nervoso (SSK 1992; Berhardt-Matthes 1992).

Effetti non termici (cefalea, astenia, irritabilità, elettrofosfeni) sono stati rilevati da alcuni Autori in seguito all'esposizione a microonde (Kuhene 1985; Keilmann 1985).

Soltanto nel gennaio 1997 è apparsa sull'American Journal of Epidemiology la prima vasta indagine epidemiologica sull'incidenza del cancro eseguita in occidente nei pressi di una trasmittente radiotelevisiva, quella di Sutton Coldfield, in Gran Bretagna. Vi si dimostra un incremento di leucemie negli adulti (particolarmente di quelle linfatiche) con un significativo declino del rischio con l'aumento della distanza dal trasmettitore (particolarmente per la leucemia linfatica cronica). Il massimo della densità di potenza equivalente, misurata nei punti di rilevamento a 2,5 m. dal suolo, era di 0,013 W/m2 (1,3 microWatt/cm2) per le frequenze televisive e di 0,057 W/m2 (5,7 microWatt/cm2) per le frequenze radio in FM (Dolk et Al. 1997a).

Una successiva indagine, eseguita dallo stesso autore su 20 altri trasmettitori della Gran Bretagna e pubblicato nel medesimo fascicolo della rivista (Dolk et Al. 1997b), non ha dato gli stessi significativi risultati e fornisce loro, al massimo, un debole supporto.

  Vediamo ora le Posizioni degli organismi scientifici su ‘campi elettromagnetici e salute  

Basse frequenze (ELF) - Elettrodotti, elettrodomestici, etc.   

Istituto Superiore di Sanità: "Gli studi epidemiologici suggeriscono un’associazione tra l’esposizione residenziale a campi magnetici a 50 Hz e la leucemia infantile. Il nesso di causalità non è tuttavia dimostrato, sia a causa di limitazioni nel disegno degli studi e nel controllo di potenziali fattori di confondimento, sia per il carattere contrastante dei dati ottenuti mediante differenti procedure di valutazione dell’esposizione (...), sia infine a causa della mancanza di un chiaro meccanismo d’azione per l’eventuale cancerogenicità dei campi magnetici di frequenza industriale" (Rapporto ISTISAN 98/31 Tumori e malattie neurodegenerative in relazione all’esposizione a campi elettrici e magnetici a 50/60 Hz: rassegna degli studi epidemiologici).

OMS: "Non vi è finora alcuna prova convincente che l’esposizione a campi ELF provochi danni diretti alle molecole biologiche, compreso il DNA. Risulta quindi improbabile che essi possano iniziare il processo di cancerogenesi. Tuttavia, sono ancora in corso studi per stabilire se l’esposizione a campi ELF possa influenzare la promozione o la co-promozione del cancro. Recenti studi su animali non hanno trovato evidenze che l’esposizione a campi ELF abbia effetto sull’incidenza di tumori" (OMS - Progetto internazionale CEM (campi elettromagnetici) - Promemoria n. 205, novembre 1998, Campi a frequenza estremamente bassa (ELF) ).

ICNIRP: "I risultati della ricerca epidemiologica sull’esposizione ai campi elettromagnetici e il cancro, inclusa la leucemia infantile, non sono abbastanza forti, in assenza di supporto da parte della ricerca sperimentale, da stabilire una base scientifica per emanare linee guida per l’esposizione" (Guidelines for limiting exposure to time-varying electric, magnetic, and electromagnetic fields (up to 300 GHz), 1998).

NIEHS (National Institute of Environmental Health Sciences, USA): "Il NIEHS ritiene che la probabilità che l’esposizione a campi elettromagnetici sia realmente pericolosa per la salute è, allo stato attuale, piccola. Le deboli associazioni epidemiologiche e la mancanza di ogni supporto di laboratorio per confermarle forniscono solo un debole sostegno all’ipotesi che l’esposizione ai campi elettromagnetici ELF possa provocare danni di qualsiasi grado". L’Istituto ha concluso che i campi ELF debbano essere considerati come un "possibile cancerogeno per l’uomo", vale a dire la più bassa delle tre categorie usate dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) per classificare l’evidenza scientifica relativa ad agenti potenzialmente cancerogeni: "possibile cancerogeno", "probabile cancerogeno" e "cancerogeno". La IARC ha due ulteriori voci: "non classificabile" e "probabilmente non cancerogeno", ma il NIEHS ha ritenuto che vi fossero prove a sufficienza per eliminare queste categorie". (Health effects from exposure to power-line frequency electric and magnetic fields", rapporto al Congresso degli USA del maggio 1999).

OMS: "La valutazione dei potenziali rischi per la salute dei CEM è affetta da numerose incertezze. In particolare, un certo numero di studi epidemiologici suggerisce l’esistenza di una debole correlazione tra esposizione ai CEM e malattie. Gli studi comprendono una varietà di malattie e condizioni di esposizione. Tuttavia, le maggiori evidenze sono relative ad un possibile aumento del rischio di leucemia infantile associato all’esposizione a CEM di bassa frequenza (50/60 Hz). Altre evidenze scientifiche, compresi molti studi su animali, non supportano questa conclusione, e molti degli stessi studi epidemiologici sono affetti da problemi quali l’inadeguata valutazione dell’esposizione. Commissioni di esperti che hanno riesaminato questa evidenza hanno concordemente ritenuto che essa sia troppo debole per essere convincente". (marzo 2000)  

Radiofrequenze (RF) - Stazioni radiobase, impianti radiotelevisivi, telefoni cellulari, etc.

ICNIRP (Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti): "L’evidenza scientifica indica che l’esposizione a campi a radiofrequenza non è mutagena e non è quindi verosimile che essa agisca come iniziatore nella cancerogenesi…" (Health issues related to the use of hand-held radiotelephones and base transmitters, 1996).

 OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità): "L’evidenza scientifica attuale indica che l’esposizione a bassi livelli di campi RF, compresi quelli emessi dai telefoni mobili e dalle stazioni radio base, non inducono né favoriscono, verosimilmente, il cancro. Gli studi di cancerogenesi animale non hanno fornito evidenze convincenti di un effetto sull’incidenza di tumori. Tuttavia un recente studio ha trovato che campi RF simili a quelli usati nelle telecomunicazioni mobili aumentava l’incidenza di cancro in topi modificati geneticamente, esposti in vicinanza (0.65 m) di un’antenna trasmittente RF. Ulteriori studi verranno svolti per accertare la rilevanza di questi risultati per il cancro nell’uomo. Al momento attuale, gli studi epidemiologici (sulla salute della popolazione) non forniscono informazioni adeguate per un’appropriata valutazione del rischio di cancro nell’uomo da esposizioni a campi RF, perché i risultati di questi studi sono incoerenti" (OMS - Progetto internazionale CEM (campi elettromagnetici) - Promemoria n. 193 "Campi elettromagnetici e salute pubblica - I telefoni mobili e le loro stazioni radio base", Ginevra maggio 1998).
Le evidenze di cancerogenicità dei campi elettromagnetici (CEM) ancora non del tutto convincenti sono cosi riassumibili:
a) Gli studi epidemiologici suggeriscono che i campi elettrici e magnetici a bassa frequenza (50/60 Hz) vadano classificati come "probabili cancerogeni" anche se la positiva associazione tra esposizione a tali campi e alcuni tipi di tumore, quali la leucemia infantile e, in alcuni studi, i tumori cerebrali e mammari nel maschio, appare di modesta entità e non è sufficiente a stabilire un nesso causale tra esposizione ed effetto patogeno.
b) L'esposizione ai campi ad alta frequenza (radiofrequenze, microonde) sembra rappresentare un possibile fattore cancerogeno per l'uomo, sia pure di modesta entità, con bersagli dell'azione oncogena simili a quelli citati per le ELF, anche se i dati disponibili sono assai più scarsi di quelli relativi alle basse frequenze.  
Pur in assenza di dimostrazioni epidemiologiche definitive e di adeguate conferme sperimentali, ed in difetto di della conoscenza sul meccanismo di azione oncogena, che dà plausibilità biologica all'associazione nonché della conoscenza della relazione esposizione-risposta, da cui si può ricavare l'unità di rischio cancerogeno e limiti di esposizione correlati da determinati eccessi di rischio cancerogeno, si possono suggerire, nello spirito del principio della cautela, alcune raccomandazioni relative all'intensità dei campi..
In conclusione, si può dire, in generale, dopo due decenni di dibattiti e studi in Italia e nel mondo, che al momento non vi sono elementi e prove scientifiche definitive ed inconfutabili circa i possibili danni indotti dalle radiazioni e.m. non ionizzanti.
L'assenza di tali prove riguardo al possibile meccanismo d'azione sull'organismo umano da parte di siffatte radiazioni rende piuttosto difficile accreditare possibili correlazioni epidemiologiche tra le radiazioni e gli effetti, in quanto esse non essendo ionizzanti non inducono alterazioni dirette delle cellule. Allora, senza cadere in inutili allarmismi, è tuttavia ineludibile una risposta all'inquietante interrogativo se, e in quale misura, l'esposizione a tali campi e.m. non ionizzanti possa costituire un rischio per la salute.
Sono, quindi, auspicabili seri programmi statali di indagine per giungere alla formulazione di criteri protezionistici validi ed al contempo è necessario che si consolidi e si diffonda una seria cultura protezionistica anche in questo settore che porti ad adottare, da parte di tutti, alcune linee prudenziali al fine di minimizzare, a tutela della salute pubblica, i possibili effetti indotti dalle radiazioni e.m...

Sorgenti elettromagnetiche ad alta frequenza

Le principali sorgenti di campi elettromagnetici ad alta frequenza di rilevante impatto sanitario ed ecologico sono come abbiamo visto i telefoni cellulari, i forni a microonde, i videoterminali, gli apparecchi televisivi e gli impianti di trasmissione radiotelevisiva .

Al di sopra di una certa intensità di campo, gli effetti prodotti da immissioni elettromagnetiche ad alta frequenza possono acuirsi e divenire potenzialmente pericolosi per la salute.

Il fattore determinante per l'assorbimento dell'energia, contenuta nell'onda elettromagnetica a cui si è esposti, da parte dell'organismo è dovuto alla quantità di acqua posseduta dai tessuti, in quanto questa, per le sue proprietà dielettriche, può trasformare l'energia elettromagnetica in calore.

La formazione di calore comporta la messa in atto da parte dell'organismo di meccanismi di termoregolazione che possono aiutare a disperdere il calore.

Il primo meccanismo è legato alla vasodilatazione in risposta sia all'aumentata produzione di calore, sia all'assorbimento di energia termica. Vi è stato recentemente un consenso unanime sul fatto che l'assorbimento di energia avviene in prossimità della superficie piuttosto che in profondità.

Quando questo aumento locale è tale da superare certi limiti, questo aumento della temperatura tissutale può portare a morte cellulare e a necrosi tissutale. Numerosi diventano anche gli studi sugli effetti biologici non termici, riportati sia in colture cellulari che in studi sull'animale per una quantità di energia assorbita troppo piccola perché possa essere associata a qualsiasi risposta con aumento della temperatura, e che comprendono interazioni a livello molecolare, alterazione dell'equilibrio elettrochimico della membrana cellulare, alterazione dei meccanismi di riparazione molecolare del DNA (quest'ultimo effetto è comprovante del ruolo delle radiazioni elettromagnetiche nella carcinogenesi).

A frequenze inferiori a qualche MHz, a diventare importanti sono anche gli effetti indiretti, cioè quelli che vengono ad esercitarsi solo attraverso la manipolazione di un certo oggetto o apparecchio. E' ben noto inoltre l'influsso (interferenza) che certi campi (a modulazione di ampiezza) esercitano sui pace-maker cardiaci.

Per le alte frequenze, il parametro che meglio consente di esprimere la quantità di energia a cui si è esposti è la densità di potenza (W/m2), o, in termini di assorbimento, il SAR (Specific Absorption Rate = percentuale di assorbimento) che esprime il tasso specifico di assorbimento di energia da parte di un sistema biologico e si misura in watt per chilogrammo di peso corporeo (W/kg).

A seguito di sperimentazione di laboratorio sono stati definiti i SAR dei vari tessuti corporei e si è cercato di definire il livello al di sotto del quale non sono riscontrabili alterazioni della funzionalità cellulare.

Dai valori di SAR sono stati calcolati i valori di due grandezze fisiche la cui misurazione sul territorio risulta più agevole, il campo elettrico e l’induzione magnetica, che vengono quindi assunti come indici di esposizione ai campi elettromagnetici.

Il campo elettrico si misura in Volt per metro (V/m); esso è generato dalla semplice presenza di cariche elettriche ed è pertanto presente, come già visto, anche presso dispositivi o linee elettriche, anche non utilizzati, ma collegati alla rete di distribuzione. Il campo elettrico aumenta ovviamente in prossimità di particolari dispositivi "emittenti" attivi, quali antenne trasmittenti ecc.

La componente magnetica è misurata come induzione magnetica che si propaga dal corpo conduttore allorquando avviene il passaggio di cariche elettriche e si misura in Tesla (T).

A seconda della frequenza sono stati stabiliti limiti ben precisi dalla normativa nazionale o tecnica.

Per le Alte Frequenze il D.M. 381 ha stabilito che la misurazione debba essere mediata sull’altezza del corpo umano e per un tempo continuo di sei minuti.

Nelle vicinanze immediate di emettitori radiotelevisivi, così come di impianti radar, possono esservi notevoli densità di potenza; i valori possono essere talmente elevati da causare danni termici come disturbi al sistema nervoso, offuscamento del cristallino e sterilità.

Al fine di evitare questi effetti è opportuno osservare distanze di sicurezza dalle sorgenti in questione: l'ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni raccomanda, a tal proposito, l'osservanza delle distanze minime (riportate nella tabella seguente), dipendenti dalla capacità dell'emettitore.

  

Sorgente di radiazioni   Potenza   Distanza raccomandata  
Trasmettitore TV banda IV/V 100 KW 45 m
Trasmettitore radiofonico a onde ultracorte 500 W 9.5 m
Stazione centrale rete D (digitale) 8 canali a 50 W 4.76 m
Antenna radiorientabile 13 GHz 0.5 W 1.78 m 
Stazione radiofonica rete C (analogica) 23 canali a 8 W 1.78 m
Forno a microonde 600 W 0.25 m

Distanze minime da sorgenti CEM ad alta frequenza.

Telefoni cellulari

Gli ultimi anni, sono stati teatro di una costante crescita del mercato della telefonia cellulare (Tacs e GSM) e dello sviluppo di numerosi impianti di trasmissione, necessari per la copertura del servizio sul territorio nazionale.
Sono, anche queste, sorgenti, molto diffuse e, come risulterà evidente in seguito, pericolose dal punto di vista sanitario, di microonde. Le frequenze utilizzate dai segnali per le trasmissioni radiomobili, variano da 450 (rete analogica) a 1800 MHz (rete digitale), quest'ultima modulata con basse frequenze.
Le potenze di emissione, dai terminali telefonici, raggiungono 25 W al massimo.
In questo panorama che, da un lato, pone la collettività di fronte ad una nuova, quanto affascinante, forma di comunicazione telefonica e, dall'altro, vede gli enormi investimenti nel settore delle industrie delle telecomunicazioni, si assiste ad una preoccupante sottovalutazione, da parte sia degli utenti del servizio che, cosa più grave, dei produttori, degli eventuali effetti sanitari legati all'utilizzo di questa forma innovativa di comunicazione telefonica.
Nel caso che i telefoni cellulari provochino dei danni sanitari, una gran parte della popolazione potrebbe esserne colpita. A questo si aggiungono i possibili danni provocati dalle stazioni di trasmissione."
Dall'analisi dei possibili danni alla salute, derivanti dalle microonde e, più in generale, dalle radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza, si è messo in evidenza come l'interazione tra l'organismo esposto e l'energia trasportata dall'onda produca effetti variabili con la frequenza delle radiazioni. E' stato segnalato il fenomeno che, per particolari frequenze dell'onda incidente, produce concentrazioni dell'energia in zone circoscritte del corpo (hot spots o punti caldi).
L'ausilio delle reti digitali per le comunicazioni radiomobili, genera, evidentemente, un maggior risalto circa il problema dei punti caldi, in quanto la potenza emessa dal terminale radiofonico è commisurata alla qualità dell'ascolto e, inoltre, l'antenna del telefonino è molto prossima alla testa. E' quindi maggiore il rischio che le onde, che interferiscono con il cranio e con i suoi organi (occhi, orecchie, cervello), generino un incremento delle temperatura, e di conseguenza un'influenza negativa sulle cellule dei tessuti irradiati.
I costruttori di apparecchiature cellulari, d'altronde, non garantiscono l'assenza di effetti sanitari sull'uomo, e, a tal proposito, la "Commissione di difesa dalle radiazioni non ionizzanti" tedesca ha prodotto un opuscolo informativo sulla protezione dalle radiazioni elettromagnetiche indotte dai cellulari nel quale si afferma testualmente: "non esistono esperienze sul lungo periodo riguardanti gli effetti sull'uomo dell'inquinamento elettromagnetico ad alta frequenza e bassa intensità. Tali ricerche non potrebbero, obiettivamente, essere presenti, in quanto, per indagini reali circa questi argomenti, molti soggetti dovrebbero essere sottoposti, per molto tempo, alle radiazioni realmente presenti..."
Alla luce di questa documentazione, la Commissione esorta vivamente gli utenti del servizio radiomobile a non usare il telefonino se non per questioni importanti e per tempi brevi. La Commissione medesima consiglia, inoltre, di tenere la testa a una distanza di sicurezza dal cellulare che varia col tipo di rete utilizzata e con la potenza di trasmissione dell'apparecchio. La corretta osservanza di queste note precauzionali dovrebbe assicurare l'assenza di fenomeni termici e di riflesso di lesioni dei tessuti a stretto contatto con l'antenna. Nella tabella che segue sono riportate le distanze minime consigliate.
FREQUENZA   POTENZA MASSIMA   DISTANZA MINIMA  
450 MHz analogico Fino a 0.5 w
Fino a 1 w
Fino a 5 w
Fino a 20 w
Nessuna distanza
Circa 4 cm
Circa 20 cm
Circa 40 cm
900 MHz analogico Fino a 0.5 w
Fino a 1 w
Fino a 5 w
Fino a 20 w
Nessuna distanza
Circa 5 cm
Circa 25 cm
Circa 50 cm
900 MHz digitale (GSM) Fino a 2 w
Fino a 4 w
Fino a 8 w
Fino a 20 w
Nessuna distanza
Circa 3 cm
Circa 3 cm
Circa 8 cm
1800 MHz digitale (DCS 1800) Fino a 1 w
Fino a 2 w
Fino a 8 w
Fino a 20 w
Nessuna distanza
Circa 3 cm
Circa 7 cm
Circa 12 cm

Distanze minime consigliate dalla Comm. Tedesca.


L'Agenzia federale tedesca per la difesa dalle radiazioni, oltre alle precedenti raccomandazioni, precisa che i costruttori di terminali radiomobili dovrebbero fare in modo che i cellulari in funzione in prossimità del corpo, non emettano energia ad alta frequenza i cui effetti sul corpo siano quelli nefasti, già analizzati (cataratta, disturbi cerebrali).

"I processi vitali vengono regolati tramite impulsi elettromagnetici, la cui intensità è addirittura minore alla soglia di rumore considerata in elettronica. Tutti i processi non volontari del nostro corpo, le funzioni del sistema vegetativo, dei bioritmi e dell'equilibrio, sono pilotati da segnali elettromagnetici. Una molteplicità di disturbi sono generati dalla distorsione dei campi elettromagnetici naturali e dall'influenza sui loro rapporti naturali (interferenza fisiologica).

Negli esseri umani, la funzionalità, al massimo del rendimento, dei processi vitali non volontari è garantita, in natura, dall'assenza della percezione sensoriale nel campo delle frequenze non visibili.

Le sorgenti antropiche di radiazioni elettromagnetiche operano in un campo di frequenze che rientra in quello in cui, attraverso impulsi naturali, si concretizza la regolazione dei processi vitali. 

La permanente esposizione ad onde elettromagnetiche può essere causa di molteplici sintomi tra i quali insonnia, emicrania, disturbi cardiaci, irritabilità, modificazioni comportamentali, depressione, disturbi ormonali ecc.

Se la risposta dell'organismo a questa esposizione cronica fosse, ad esempio, l'ingrigimento dei capelli, si avrebbe una chiara relazione causale tra esposizione ai campi e sintomatologie indotte; purtroppo, nel caso dei campi elettromagnetici, gli effetti non risultano avere carattere di specificità, ma si sviluppano tramite schemi e patologie che risultano riflessivi di fattori di stress analizzati nel corso di diagnosi patologiche millenarie. Sono, questi, sintomi la cui presenza è ricorrente anche in occasione di altre cause come infezioni, stress psichico, avvelenamento ecc.

Gli effetti di queste esposizioni si concretizzano, per la maggior parte, nella variazione di funzionalità di alcune zone cerebrali che controllano gli organi dell'equilibrio ed il sistema vegetativo, ovvero tutte quelle funzioni del corpo i cui meccanismi di azione non sono volontari. E' quindi evidente che, in presenza di sorgenti artificiali di campi elettromagnetici, si possono generare disturbi del sistema circolatorio, del ritmo circadiano, della regolazione ormonale e altre funzioni simili, la cui gestione è regolata automaticamente e che risultano essere in stretta relazione con fattori esterni di origine elettromagnetica".

Il commento del dott. William Ross Adey, uno dei maggiori ricercatori statunitensi, circa l'esposizione a sorgenti elettromagnetiche artificiali, appare molto significativo, nel contesto delle precedenti osservazioni:  "...non è solo speculazione il fatto che i sistemi biomolecolari reagiscano anche a campi elettromagnetici di debole intensità e la circostanza che il riscaldamento dei tessuti non è in alcun modo alla base di tale influenza", e lo stesso Adey è del parere che gli effetti sugli organismi umani dei campi elettromagnetici ad alta frequenza si manifesterebbero influenzando i seguenti organi:   il sistema immunitario (ad es. attività dei linfociti T),   lo sviluppo del feto durante la gestazione,   i recettori delle membrane cellulari,   la crescita delle cellule e la sua regolazione,   la ghiandola pineale, ovvero l'organo del sistema endocrino che gestisce i rapporti tra le funzioni cerebrali ed il sistema ormonale.

Le apparecchiature cellulari non determinano solo influenze a livello biologico, ma costituiscono ulteriore motivo di preoccupazione in quanto la loro natura, elettromagnetica, può inficiare il corretto funzionamento di altre apparecchiature. Il problema della compatibilità elettromagnetica è molto sentito in questi ultimi anni, soprattutto per i problemi tecnici che i terminali radiomobili possono generare in alcune classi particolari di macchine, come, ad esempio, gli elettrostimolatori cardiaci (pace-maker), le apparecchiature per la dialisi ed altri strumenti medici.

Al riguardo, è da segnalare il caso di molti Paesi dove, nella maggior parte degli ospedali, è proibito l'uso di telefoni cellulari. Problemi di questa natura sono stati lamentati dai produttori di protesi acustiche i quali, presso la Commissione Europea, hanno denunciato l'esistenza di disturbi avvertibili anche a 3-5 metri di distanza. E' poi noto il caso delle compagnie aeree le quali, in seguito a problemi di interferenza tra i segnali emessi dai telefonini e i sistemi di controllo del volo, hanno, nella loro quasi totalità, proibito l'utilizzo di tali apparecchi. Altre apparecchiature di uso comune come computer, hi-fi, registratori di cassa, televisori, elettrodomestici o, addirittura, i sistemi elettronici per automobili, possono subire l'influenza delle microonde emesse dai telefoni cellulari.

Alla luce di quanto in precedenza analizzato, emerge chiaramente come gli enormi capitali investiti nel campo della telefonia cellulare e i futuri sviluppi economici costituiscano un freno notevole ai fini del riconoscimento delle pericolose conseguenze sanitarie e dei problemi tecnici.

Infatti, nel caso venissero adottate serie misure precauzionali e provvedimenti sanatori di situazioni in essere, e non solamente nel campo delle alte frequenze, numerosi paesi potrebbero avere ripercussioni notevoli a livello economico.

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Risanamento delle situazioni di inquinamento elettromagnetico; rilevamento e bonifica

 

La prima, e più logica, precauzione che si può adottare consiste nell'allontanamento di tutte le possibili fonti di inquinamento elettromagnetico (apparecchi elettrici, cavi, impianti elettrici). In presenza di manifestazioni patologiche, sarebbe consigliabile far effettuare delle misurazioni strumentali negli spazi abitativi, tese ad individuare, ed eventualmente eliminare, le cause di inquinamento. Questa opportunità di risanamento è confortata dal repentino miglioramento sanitario, dei soggetti colpiti, osservato in migliaia di casi, che si è manifestato come conseguenza della bonifica. In tabella che segue viene riportato un elenco non esaustivo delle cause più comuni di elettrosmog, dei loro effetti sanitari e delle contromisure tipicamente applicabili. Questi dati sono il risultato di oltre 3500 rilevamenti effettuati, in ambienti di vita e occupazionali, dalla S.I.R.E. (Società Internazionale Ricerca Elettrosmog) e dall'Istituto di Bioarchitettura di Rosenheim.

 

Prodotto o impianto 
Elettronico  

Disturbi alla salute indotti o incrementati  

Rimedi

Coperte elettriche Disturbi del sonno, emicranie, fobie, disturbi delle funzioni cardiache, depressione, irritabilità, rischi per il feto o per la partoriente Utilizzare la coperta per scaldare il letto e staccare poi la spina al momento di coricarsi
Lampade ad incandescenza Cefalee, rischio di tumore al cervello, disturbi alla vista, difficoltà di concentrazioni, astenia, irritabilità, impotenza Distanza minima consigliata 1.5 m. Non utilizzare per quanto possibile, lmpade ad incandescenza
Forni a microonde Carenze visive, immunodeficienza, rischi per la gestante ed il feto, rischio di neoplasie Distanza minima dall'apparecchio in funzione: 2 metri
Radiosveglia elettrica Problemi di insonnia, alterazione del ritmo cardiaco, rischio di neoplasie cerebrali, cefalee mattutine Distanza minima 1.5 metri. Utilizzare sveglia a batteria
Linee ad alta, media, bassa tensione Insonnia, mal di testa, irritabilità, rischi per la gestante ed il feto, fobie, rischi di tumori solidi e liquidi, alterazione del ritmo cardiaco, depressione, formicolii E' necessario un rilevamento specifico per determinare i possibili rischi, e i rimedi conseguenti
Televisori Cefalea, ansia, disturbi visivi Distanza minima: 2 m
Telefoni cellulari, walkie-talkie, telefoni senza fili Possibili lesioni cerebrali, disturbi visivi, cateratta, alterazioni metaboliche e comportamentali Mantenere la distanza più grande possibile dall'antenna, telefonate brevi
Computer, macchine da scrivere elettriche Cefalee, problemi gastrici, rischio per le gestanti e il feto, neoplasie gastroenteriche, difficoltà di concentrazione, depressione, alterazioni ormonali, allergie, disturbi visivi Distanza il più possibile elevata, osservare pause orarie, usare schermi a bassa emissione
Materasso ad riscaldabile Insonnia, mal di testa, tremore, alterazione delle funzioni cardiache, irascibilità, astenia, depressione, fobie Riscaldare il materasso prima di coricarsi e poi staccare la spina
Macchine da cucina, ferri da stiro, macchina da cucire Disturbi del sistema nervoso, alterazioni cardiache, disturbi intestinali, vertigine, fobie e depressione Utilizzare apparecchiature dotate di messa a terra, fare molte pause e al termine dell'utilizzo staccare la spina
Lampade alogene Rischi di leucemie e tumori cerebrali, immunodeficienze, disturbi alla vista Distanza minima: 1.5 metri
Letti elettrici Insonnia, cefalea mattutina, disturbi cardiaci, dolori reumatici, irascibilità, formicolii, fobie, depressione, astenia

Installare un disgiuntore di corrente

 
Riscaldamento elettrico e scaldabagni Ansia, cefalee mattutine, insonnia, fobie, depressione, alterazioni del ritmo cardiaco Distanza minima. Amche dal cavo di corrente 1.5 m
Trasformatori ad alta tensione, cavi elettrici sottorranei salvavita Insonnia, mal di testa, disturbi del sistema nervoso, formicolii, disturbi cardiaci, astenia disturbi comportamentali, difficoltà di concentrazione E' necessario un rilevamento specifico per determinare i possibili rischi e i rimedi conseguenti
Babyphon   Distanza minima 2 metri, limitare l'uso di questi apparecchi
Lampade da scrivania o comodino Cefalee, disturbi nervosi, difficoltà di concentrazione Utilizzare solo lampade dotate di messa a terra

Cause più comuni di elettrosmog, relativi effetti e contromisure applicabili.


I dati riportati si riferiscono agli apparecchi più diffusi sul mercato. Solo una misurazione strumentale può dare indicazioni più dettagliate, circa le cause di elettrosmog negli ambienti di vita e sulle intensità di esposizione.
Basta un poco di attenzione, nell'analisi di circostanze specifiche, per sanare una situazione di inquinamento pericolosa.
Circa la formazione dei campi elettromagnetici, da parte di installazioni elettriche, una drastica riduzione, circoscrizione o eliminazione dei campi stessi è ottenibile con i seguenti accorgimenti: 

 schermature      realizzazione e disposizioni particolari delle installazioni      disgiuntori.

Analizziamo queste misure singolarmente.  
Schermature:

Un'opinione diffusa e, peraltro, errata consiste nel fatto che un decremento del campo elettromagnetico sia ottenibile diminuendo il potenziale elettrico di un apparecchio. Da un punto di vista tecnico questa strada è facilmente percorribile, stante l'esistenza di apparecchiature elettriche a tensione di esercizio pari a 6 V, 12 V, 24 V, mentre da un punto di vista sanitario, nulla è più inutile: infatti, al diminuire della tensione di utilizzo, aumenta, a parità di potenza assorbita, la corrente elettrica e il campo magnetico. Come sappiamo, il campo magnetico, a differenza di quello elettrico, è difficilmente schermabile, (sia dal punto di vista tecnico che economico).
E' però possibile, allorquando si pianifica il progetto di un'abitazione, adottare semplici accorgimenti che consentono una riduzione notevole dei campi elettromagnetici.

Per le situazioni abitative già esistenti, spesso disastrose sotto questo punto di vista, non è difficile trovare cavi elettrici nelle pareti che, col passare del tempo, hanno perso le loro capacità isolanti; questa circostanza favorisce la dispersione di correnti parassite nelle mura, con conseguente formazione di campi elettrici di notevole intensità. Quando si manifestano queste situazioni, è consigliabile rinnovare l'impianto elettrico dotandolo di un'efficace messa a terra: se ciò non fosse, per qualsiasi motivo, possibile, si possono tinteggiare le pareti con vernici a base di sostanze conduttrici le quali, tuttavia, offrono una schermatura solo per i campi elettrici. Per i campi magnetici, si possono utilizzare materiali speciali reperibili presso negozi specializzati. Occorre tenere presente, comunque, che questi materiali non hanno efficacia del 100% e, quindi, il loro utilizzo deve essere limitato ai soli casi in cui non si presenta alternativa tecnica e/o economica.
Esistono, altrimenti, in commercio, delle coperte schermanti da mettere sul letto per difendersi dai campi elettrici.
In questo caso, bisogna fare molto attenzione al corretto uso di questa coperta: in primo luogo, bisogna assicurare la messa a terra della coperta affinché questa risulti realmente efficace; bisogna, poi, fare molta attenzione alla provenienza, in quanto a localizzazione della sorgente del campo elettrico poiché l'azione della coperta può risultare nulla o, addirittura, negativa nel caso in cui la fonte di inquinamento (ad es. una prolunga) si trovi sotto il letto, e la coperta schermante sopra le persone che dormono. In questo caso, infatti, le linee di forza del campo elettrico saranno attirate dalla coperta, e il corpo dei malcapitati sarà investito da un intenso campo elettrico. Quando, invece, la sorgente del campo si trova al di sopra della coperta schermante, il dormiente, che ovviamente riposa sotto la coperta, è in posizione neutra.
In commercio esistono, anche, cavi schermati che impediscono la formazione dei campi elettrici intorno ad essi: l'utilizzo, insieme a questi cavi, di scatole di derivazione schermate, permette di realizzare impianti che non irradiano campi elettrici all'interno dell'abitazione; ciò rappresenta un provvedimento efficace purché, ovviamente, non si utilizzino prolunghe che vanificherebbero lo sforzo tecnico ed economico sostenuto.
Per le case già costruite si consiglia l'utilizzo di un disgiuntore di corrente.  

Realizzazione delle installazioni:  

Qualora sia possibile, nella progettazione di un appartamento, pianificare l'impianto elettrico, sarà bene far passare i cavi elettrici solo in alcune pareti; ad esempio, nel caso di appartamenti comunicanti è consigliabile utilizzare le pareti comuni per il transito dei cavi elettrici, posizionando in prossimità delle mura libere le zone "vita" corrispondenti a  zona letto della camera matrimoniale,   zona letto della camera dei bambini,  zona soggiorno ove sarà collocato il divano.

Ovviamente, tali zone dovranno essere sgombre da qualsivoglia apparecchiatura elettrica che possa produrre inquinamento elettromagnetico. Ricordiamo inoltre, che gli apparecchi andrebbero collegati alla rete in modo che il loro interruttore interrompa la fase diretta e non il neutro dei cavi di alimentazione.

In questo caso, infatti, il campo elettrico verrebbe irradiato nello spazio coperto dalla lunghezza del filo di alimentazione, sino all'interruttore; qualora, invece, l'interruttore agisse sul neutro, il campo elettrico irradierebbe lungo tutta la lunghezza del conduttore di alimentazione dell'apparecchio. Per la soppressione dei campi elettrici si possono utilizzare cavi schermati.

Disgiuntori:

Nelle camere da letto è consigliabile l'installazione di un disgiuntore di corrente.

Questo dispositivo disalimenta, annullando la tensione elettrica, tutte le apparecchiature o le prese collegate, quando non sono in funzione. Il potenziale elettrico viene ripristinato allorquando si infila la spina o si accende l'apparecchio. Viene, in questo modo, evitata la produzione di campi elettrici e magnetici quando gli apparecchi non sono in funzione. Per l'applicazione di questo tipo di protezione, la zona in questione deve possedere un'alimentazione propria.  

In generale, è evidente, quindi, che sveglie elettriche, radiosveglie e qualsiasi altra apparecchiatura che necessita di un'alimentazione permanente non può essere presente in tali luoghi ed alla luce delle situazioni prospettate è importante, onde evitare di incorrere in errori banali, chiedere la consulenza di un esperto che realmente inquadri la situazione di inquinamento elettromagnetico e consigli le più idonee contromisure, garantendo, al tempo stesso, l'efficacia tecnico-economica delle soluzioni adottate.

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L'attuale normativa nazionale

 Il legislatore è intervenuto in vari momenti per determinare, sulla base degli studi effettuati dalla comunità scientifica, i limiti di esposizione per la popolazione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici.

NORMATIVA COMUNITARIA

 

  Raccomandazione del Consiglio 519/1999/CE del 12 Luglio 1999 recante" Limitazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0Hz a 300GHz": con essa il Consiglio fornisce agli stati membri i valori relativi ai limiti base ed ai livelli di riferimento, così come definiti dall'ICNIRP (International Commission Non Ionizing Radiation Protection) nelle proprie linee guida.  

 

  NORMATIVA NAZIONALE

   D.M. 10 Settembre 1998 n. 381 "Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana"
  Documento redatto nel Luglio/Settembre 1999 dal Gruppo di lavoro interministeriale, di cui al decreto del Ministero dell'Ambiente 2/06/1997, relativo alle linee guida applicative del D.M. 10 Settembre 1998 n. 381 
  Legge 22 Febbraio 2001 n. 36 "Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici"
  D.P.C.M. 8 Luglio 2003 "Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici e magnetici alla frequenza di rete (50Hz) generati dagli elettrodotti
  D.P.C.M. 8 Luglio 2003 "Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 KHz e 300 GHz.

I DECRETI DI ATTUAZIONE DELLA LEGGE 22/02/01 N. 36

I limiti a 50 Hz

Il DPCM 08/07/2003 fissa i limiti di esposizione per la protezione della popolazione dai campi elettrici e magnetici a 50 Hz generati dagli elettrodotti, stabilisce poi un valore di attenzione e l'obiettivo di qualità per il campo magnetico.

 

Campo elettrico E (kV/m)

Induzione magnetica B (µT)

Limite di esposizione

5

100

Valore di attenzione

-

10

Obiettivo di qualità

-

3

Il limite di esposizione è il valore massimo indicato dal legislatore che non può mai essere superato. Il valore di attenzione per l'induzione magnetica di 10 µT si applica "nelle aree gioco per l'infanzia, in ambienti abitativi, in ambienti scolastici e nei luoghi adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere".
L'obiettivo di qualità di 3 µT si applica ai nuovi elettrodotti in corrispondenza alle aree sopra indicate per permanenze non inferiori alle quattro ore giornaliere e "nella progettazione dei nuovi insediamenti e delle nuove arre di cui sopra in prossimità di linee ed installazioni elettriche già presenti nel territorio".
Alle sorgenti di campo elettrico e magnetico a frequenza fino a 100 kHz diverse dagli elettrodotti si applicano i limiti previsti dalla Raccomandazione del Consiglio del 12/07/1999.
Per la determinazione delle fasce di rispetto per gli elettrodotti si dovrà fare riferimento all'obiettivo di qualità di 3 µT ed alla portata in corrente in servizio normale dell'elettrodotto. Quest'ultima è definita dalla norma CEI 11-60 e deve essere dichiarata dal gestore:
- al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio per gli elettrodotti con tensione superiore a 150 kV
- alle Regioni per gli elettrodotti con tensione fino a 150 kV.
L'obiettivo di qualità di 3 µT vale solo per i nuovi elettrodotti, per quelli già esistenti si applica il valore di attenzione di 10 µT ed il DPCM abroga espressamente il DPCM 23/04/1992 ed il DPCM 28/09/1995 in quanto incompatibili con le prescrizioni del decreto stesso.

I limiti tra 100 kHz e 300 GHz

Il DPCM 08/07/03 stabilisce i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dai campi elettromagnetici, con frequenza compresa tra 100kHz e 300 GHz generati da sorgenti fisse.
Per i campi elettromagnetici a frequenza compresa tra 100 kHz e 300 GHz generati da sorgenti diverse dai sistemi fissi di telecomunicazione e radiotelevisivi troveranno applicazione i limiti di esposizione previsti dalla Raccomandazione del Consiglio dell'unione Europea del 12/07/1999.
I limiti indicati ed i valori di esposizione del presente Decreto sono coincidenti con quelli indicati dal D.M. del 10/09/1998 n. 381. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.257 del 3 novembre del 1998 il decreto n.381 del 10 settembre 1998 "Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana" il decreto è composto da 6 articoli e 3 allegati che ne fanno parte integrante.
Con questo provvedimento legislativo vengono fissati limiti di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici connessi al funzionamento ed all'esercizio dei sistemi fissi di teleradiocomunicazione e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza tra 100 kHz e 300 GHz. Nelle tabelle che seguono sono riportati i limiti di esposizione per la popolazione (non si applicano ai lavoratori professionalmente esposti, che, a conoscenza dei rischi legati all'esposizione ai campi elettromagnetici, sono periodicamente sottoposti a controlli medici mirati).
I limiti fissati erano, fino a poco tempo fa, i più cautelativi rispetto a quelli individuati dagli altri paesi dell'Unione Europea. Vengono introdotti disposizioni riguardanti la minimizzazione dei rischi in sede di progettazione e realizzazione degli impianti, nonché l'adozione di azioni di risanamento in caso di superamento dei limiti.
Anche le regioni, assumono ora un ruolo importante di regolamentazione delle nuove installazioni, di definizione di criteri e procedure per le azioni di risanamento e le attività di controllo.

  

 

Intensità di campo elettrico E (V/m)

Intensità di campo magnetico H (A/m)

Densità di potenza D (W/m²)

Limiti di esposizione (MHz)

 

0,1 < f < 3 MHz

60

0,2

-

3 < f < 3000 MHz

20

0,05

1

3000 MHz < f < 300 GHz

40 0,01 4
Valori di attenzione

 

0,1 MHz < f < 300 GHz

6 0,016 0,10 (3 MHz-300 GHz)
Obiettivi di qualità

 

0,1 MHz < f < 300 GHz

6 0,016 0,10 (3 MHz-300 GHz)

E’ importante dunque distinguere il significato dei termini utilizzati nelle leggi (riportiamo le definizioni inserite nel disegno di legge quadro):

limiti di esposizione

valori di CEM che non devono essere superati in alcuna condizione di esposizione, ai fini della tutela dagli effetti acuti

valori di attenzione

valori di CEM che non devono essere superati negli ambienti abitativi, scolastici e nei luoghi adibiti a permanenze a permanenze non inferiori alle quattro ore giornaliere e loro pertinenze esterne, fruibili come ambienti abitativi, quali balconi, terrazzi e cortili.
Essi costituiscono la misura di cautela ai fini della protezione da possibili effetti di lungo periodo

obiettivi di qualità

valori di CEM causati da singoli impianti o apparecchiature da conseguire nel breve, medio e lungo periodo, attraverso l’uso di tecnologie e metodi di risanamento disponibili. Sono finalizzati a consentire la minimizzazione dell’esposizione della popolazione e dei lavoratori ai CEM anche per la protezione da possibili effetti di lungo periodo

Gli obiettivi di qualità sono coincidenti con i valori di attenzione e si applicano alle aree esterne intensamente frequentate, dove per aree intensamente frequentate si intendono "superfici edificate ovvero attrezzate permanentemente per il soddisfacimento di bisogni sociali, sanitari e ricreativi.
Per quanto riguarda il risanamento degli impianti esistenti il Decreto rinvia alla legge 36/01 che prevede che siano le Regioni ad adottare, entro il 12/09/04 un piano di risanamento per adeguare gli impianti ai limiti, valori, obiettivi indicati nel Decreto.
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Conclusioni  


Al termine di queste considerazioni è importante fare alcune riflessioni. La storia dell'evoluzione tecnologica insegna che è, quantomeno, illusorio aspettarsi che i primi passi verso un definitivo riconoscimento del problema, e susseguentemente verso la sua risoluzione, vengano mossi dai diretti responsabili; il nucleare e la chimica ci danno, in tal senso, un chiaro precedente. L'obiettivo costituito da un generale miglioramento della qualità della vita del cittadino, e dal raggiungimento di limiti espositivi così bassi da garantire una reale difesa della salute, vedrà la sua consacrazione in tempi, probabilmente, non brevi; tutto ciò anche, ma non soprattutto, per la complessità delle problematiche legate all'inquinamento elettromagnetico.
Solo l'avvio di una seria, nonché organizzata, campagna di ricerche contribuirebbe poi, a fornire delle sicure verità scientifiche e a far luce laddove esistono problematiche ancora irrisolte.
E' quindi fondamentale, come già evidenziato, il riconoscimento della questione inquinamento elettromagnetico da parte di tutti gli attori coinvolti: governo, industria e cittadini.
Solo dopo, e sulla base dei risultati di questi studi, sarebbe possibile emanare normative per la prevenzione e per la tutela della pubblica salute avviando, ove il caso lo richieda, opportune azioni di bonifica e, nel contempo, l'industria potrebbe realizzare prodotti ed installazioni elettriche a ridotto impatto elettromagnetico, oltre che ambientale.  
In definitiva, osservando che, non potendosi escludere, alla luce dei risultati scientifici oggi acquisiti, l'esistenza del rischio (in particolare modo quello collegato ad alcune patologie tumorali) deve essere applicato il criterio di cautela in conformità al principio ALARA ( As Low As Reasonably Achievable ) dell'OMS, escludendo, così, l'esposizione della popolazione e dei lavoratori a radiazioni "ragionevolmente" evitabili, nell'auspicio che al più presto vengano emanate leggi nazionali o, in attesa, regionali, che contemplino l'esposizione cronica della collettività e gli effetti, cancerogeni e non, generati dall'esposizione ai campi elettromagnetici ad alta e bassa frequenza.  
Nell'attesa di nuovi studi scientifici e/o di norme prudenzialmente più restrittive per le possibili fonti di inquinamento magnetico, le amministrazioni comunali non possono fare altro che adottare dei principi di cautela nell'ambito però delle leggi quadro di riferimento ed in particolare del Decreto del Ministero dell’Ambiente 381/98, che fissa i valori limite di esposizione della popolazione per la tutela della salute umana.
Così ad esempio per le installazioni delle  stazioni radio-base per la telefonia cellulare, soggette alla luce del Decreto Legislativo del 1 agosto 2003 ad autorizzazione, i comuni richiedono sempre preventivamente un parere tecnico (di solito dall’ARPA) sull’impatto ambientale dell’impianto e dunque sui livelli di inquinamento presunti, e solo successivamente possono e devono esercitare le normali funzioni di controllo al fine di verificare il mantenimento delle emissioni nei limiti di legge.   


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